Domenica, le tre e quaranta. Il telefono vibra sul comodino: è l’app dell’allarme del negozio. «Intrusione zona 2, retro». Il titolare abita a Lissone, il negozio è in centro a Monza. Si veste al buio, prende la macchina, arriva davanti alla serranda e non sa se aprire: dentro potrebbe esserci qualcuno, oppure niente, solo il solito sensore sopra la porta del magazzino. Apre lui, da solo, con il cuore in gola. Era il sensore. Alle cinque è di nuovo a letto, alle sette suona la sveglia.
Chi ha un’attività con l’allarme conosce questa notte almeno per sentito dire. La custodia chiavi serve a toglierla dall’agenda: le chiavi stanno presso la vigilanza, e quando l’impianto segnala qualcosa entra un operatore, non il titolare. Vediamo come funziona il servizio di custodia chiavi, cosa succede quando l’operatore apre, cosa fa se trova una porta forzata e quanto costa nel 2026, con tre conti annui fatti per negozio, ufficio e seconda casa.
Cos’è la custodia chiavi, in pratica
È un servizio semplice da descrivere: consegnate un mazzo di chiavi alla vigilanza, che lo conserva in un luogo protetto e lo usa solo nei casi concordati per iscritto. Il caso principale è l’allarme. Quando l’impianto è collegato alla centrale e scatta di notte, la pattuglia che esce ha con sé le chiavi del sito e può entrare, invece di limitarsi a girare intorno all’edificio.
Senza chiavi l’operatore controlla serrande, vetrine e porte dall’esterno, scrive che non ci sono segni di effrazione e se ne va. La mattina dopo nessuno sa cosa abbia fatto scattare l’allarme. Con le chiavi l’operatore entra, guarda dentro, trova la causa, rimette l’impianto in funzione e chiude. Il pronto intervento su allarme diventa un intervento completo.
Chi ne ha bisogno, di solito:
- Il titolare di un negozio che abita lontano dal punto vendita, o che ha più punti vendita in comuni diversi.
- L’ufficio dove l’ultimo che esce non è sempre la stessa persona, e dove la sera non c’è nessuno raggiungibile in fretta.
- Il magazzino in zona industriale, deserto la notte e nei fine settimana.
- La famiglia con una seconda casa al lago o in montagna, vuota per settimane, con un allarme che manda notifiche a chi è a cento chilometri.
Come si consegnano le chiavi
La consegna si fa in sopralluogo e lascia una traccia scritta.
La busta. Il mazzo va in una busta sigillata, firmata sul lembo da chi consegna e da chi riceve. Sulla busta c’è un codice, non l’indirizzo: chi la trovasse non saprebbe quale porta apre. La corrispondenza fra codice e sito sta solo nell’archivio della centrale. Si consegna un mazzo dedicato, mai l’unica copia, e ogni chiave si prova nella serratura prima di sigillarla.
Il registro. Ogni volta che la busta esce si annota chi l’ha presa, quando, per quale motivo e quando è rientrata. Al rientro si chiude con un sigillo nuovo. Su richiesta ricevete l’elenco dei movimenti della vostra busta.
I codici dell’allarme. Le chiavi da sole non bastano: appena l’operatore apre, l’impianto va disinserito. Il modo corretto è creare sulla centralina un codice personale riservato alla vigilanza, diverso da quello dei dipendenti. Così ogni inserimento e disinserimento compare nello storico con il suo nome, e il codice si cancella subito se il servizio finisce. Dare alla vigilanza il codice «di tutti» è una scorciatoia che poi non si riesce più a controllare.
Chi può chiedere le chiavi. Si scrive un elenco di persone delegate: chi può chiedere un’apertura straordinaria, chi può ritirare la busta, chi va chiamato e in che ordine quando succede qualcosa. Una richiesta che arriva da un numero non in elenco non viene eseguita, anche se la persona è gentile e convincente.
Cosa fa l’operatore quando entra
- Giro esterno prima di aprire. L’operatore arriva, guarda serrande, vetrine, porte di servizio, finestre del retro e cortile. Se trova segni di effrazione non entra: vale quello che spieghiamo nel paragrafo successivo.
- Apertura e disinserimento. Se fuori è tutto in ordine, preleva le chiavi dalla busta, apre e disinserisce l’impianto con il proprio codice.
- Giro dei locali. Controlla tutte le stanze, il magazzino, i bagni, le uscite di sicurezza, le finestre interne. Cerca la causa del segnale: un sensore che vede la tenda mossa dal riscaldamento, una porta interna rimasta aperta, un animale, una finestra a vasistas lasciata socchiusa.
- Ripristino e reinserimento. Sistema quello che si può sistemare senza un tecnico, chiude la finestra, accosta la porta, e rimette l’allarme. Se una zona non si reinserisce la segnala, e il sito non resta scoperto senza che il titolare lo sappia.
- Chiusura. Richiude, verifica che la serranda sia bloccata, rimette le chiavi nella busta.
- Rapporto. Il titolare riceve un rapporto con orari, causa trovata, stato dell’impianto e foto dei punti controllati. La mattina, invece di una notifica senza spiegazione, c’è una risposta.
Quando la causa è banale, il rapporto dice anche quale sensore va fatto vedere al tecnico prima che scatti di nuovo.
Se la porta è forzata
Se l’operatore trova segni di effrazione, non entra da solo per «vedere se c’è ancora qualcuno»: si mette in una posizione sicura, avvisa la centrale, che chiama le forze dell’ordine, e mantiene l’osservazione del sito. Il titolare viene chiamato subito dopo, secondo l’elenco dei referenti.
Finita la verifica delle forze dell’ordine, resta un problema pratico: una porta che non si chiude più, una vetrina rotta, una serranda piegata. L’operatore presidia il sito fino all’arrivo del titolare o del fabbro, così il negozio non resta aperto alla strada fino al mattino. Intanto documenta con foto lo stato dei luoghi, senza toccare nulla di quello che potrebbe servire a chi indaga.
Quelle foto e il rapporto con gli orari servono poi per la denuncia e per la pratica con l’assicurazione.
Sui tempi di arrivo una cosa va detta chiara: sono brevi in città, crescono nelle zone isolate, e il tempo effettivo dipende da zona e orario. Lo definiamo in sopralluogo per il vostro indirizzo, non con una cifra uguale per tutti.
Le chiavi servono anche fuori dall’allarme
Le chiavi in custodia tornano utili anche in altre situazioni.
- Aperture per fornitori e tecnici. Il manutentore della caldaia arriva alle 7, il tecnico dell’ascensore il sabato mattina, il fornitore consegna prima dell’apertura. L’operatore apre, resta se serve, richiude e reinserisce. Nessuna ditta esterna deve avere una copia delle chiavi.
- Emergenze che non sono furti. Una perdita d’acqua dal piano di sopra che scende nell’ufficio, un congelatore che si spegne dopo un temporale, una finestra che il vento ha aperto. Se il condominio chiama la notte, qualcuno può entrare a chiudere l’acqua o verificare il danno.
- Aperture e chiusure programmate. Dove l’ultimo che esce non è affidabile, o non c’è proprio, l’operatore chiude ogni sera all’orario stabilito e inserisce l’impianto. Il funzionamento è spiegato nella pagina sul servizio di apertura e chiusura delle attività.
- Controlli nella seconda casa. Dopo una grandinata o un blackout lungo, un passaggio con ingresso per verificare tetto, infissi e quadro elettrico. Nei mesi di assenza si possono aggiungere passaggi periodici, come quelli della vigilanza ispettiva in Lombardia.
Quanto costa nel 2026
Di solito la custodia chiavi si abbina al collegamento dell’impianto con la centrale e al pronto intervento. Le voci tipiche sono queste.
- Collegamento alla centrale con pronto intervento: circa 50 € al mese. Come funziona il collegamento, e cosa serve per l’impianto, è spiegato nella pagina sul collegamento dell’allarme alla centrale operativa.
- Uscita della pattuglia: circa 30 € a uscita, solo quando la pattuglia va davvero sul posto.
- Custodia chiavi: un canone a parte, indicativamente 20-40 € al mese per sede. In alcuni contratti si definisce dentro il canone del pronto intervento: lo vedete nel preventivo, voce per voce.
- Aperture programmate: 15-25 € a passaggio. Ronde: da 10 € a passaggio.
Ecco tre profili tipo con i conti annui. Le uscite sono un’ipotesi di calcolo: il numero reale dipende dall’impianto e da quanto è tarato bene.
| Profilo | Cosa comprende | Calcolo annuo | Totale indicativo |
|---|---|---|---|
| Negozio in centro a Monza | Pronto intervento, custodia chiavi, 6 uscite l’anno | 12 × 50 € = 600 € + 6 × 30 € = 180 € + 12 × 20-40 € = 240-480 € | 1.020-1.260 € l’anno |
| Ufficio in zona Bicocca | Pronto intervento, custodia chiavi, 4 uscite, 10 aperture e richiusure per tecnici e fornitori | 600 € + 4 × 30 € = 120 € + 240-480 € + 10 × 15-25 € = 150-250 € | 1.110-1.450 € l’anno |
| Seconda casa sul lago | Pronto intervento, custodia chiavi, 3 uscite, 2 passaggi al mese con controllo | 600 € + 3 × 30 € = 90 € + 240-480 € + 24 × 10 € = 240 € | da 1.170 € l’anno |
Le cifre sono IVA esclusa e indicative. Se una notte serve un presidio prolungato dopo un’effrazione, quelle ore si conteggiano a parte, con la tariffa del servizio non armato da 16,00 € l’ora e le maggiorazioni notturne e festive secondo la fascia.
Un caso tipo: ufficio in zona Bicocca
Prendiamo uno studio professionale di circa 300 metri quadri al terzo piano di un palazzo direzionale su viale Sarca, in zona Bicocca. Dodici persone, orario 9-19, nessuno dei soci abita in città. C’è un allarme con sensori volumetrici e contatti sulla porta, che manda notifiche sul telefono di due soci.
Di solito un ufficio così ha tre problemi. L’impianto scatta un paio di volte l’anno per una causa banale, e il socio di turno parte di notte. Il tecnico del climatizzatore vuole venire il sabato mattina, e qualcuno deve aprirgli. Le chiavi sono passate di mano più volte negli anni, e nessuno sa con certezza quante copie esistano.
Una configurazione ragionevole potrebbe essere questa:
- Collegamento dell’impianto alla centrale con pronto intervento, e un codice personale della vigilanza sulla centralina.
- Un mazzo dedicato in custodia, porta del palazzo compresa, con busta sigillata e registro.
- Elenco di tre delegati in ordine di chiamata, gli unici che possono chiedere un’apertura straordinaria.
- Aperture su richiesta per tecnici e fornitori, con reinserimento dell’allarme. Se l’operatore deve restare per tutto il lavoro, quelle ore si contano a parte da 16,00 € l’ora.
Lo stesso schema vale per un negozio in via Italia a Monza o per un deposito nella zona industriale di Sesto San Giovanni, con pesi diversi fra uscite e aperture.
Cosa chiedere al fornitore prima di consegnare le chiavi
- Dove vengono conservate. In che locale, con quali protezioni, e se la busta riporta l’indirizzo o solo un codice.
- Chi vi accede. Quali persone possono prelevarle e come viene registrato ogni prelievo.
- Cosa succede se cambiate serratura. Chi vi ricorda di consegnare il mazzo nuovo, chi prova le chiavi, come si distrugge o restituisce il vecchio. Una serratura cambiata senza avvisare è il guasto più comune del servizio, e si scopre solo la notte dell’allarme.
- Come viene gestito il codice dell’allarme. Se è personale e revocabile, o se vi chiedono quello dei dipendenti.
- Che rapporto ricevete dopo ogni ingresso: orari, causa, foto, stato dell’impianto.
Come si parte
Il sopralluogo si organizza di norma entro 24-48 ore dalla richiesta. Si guardano gli ingressi, l’impianto, la posizione dei sensori che danno più falsi allarmi, le serrature e le chiavi da consegnare. Si scrivono i delegati e la procedura per le anomalie, si crea il codice personale sulla centralina e si sigilla il mazzo davanti a voi. L’attivazione richiede tipicamente 24-72 ore. Se l’impianto non è ancora collegato a una centrale, si parte da lì: le soluzioni per le aziende sono raccolte nella pagina sulla vigilanza privata a Milano.
Domande frequenti
Come funziona la custodia chiavi della vigilanza?
Consegnate un mazzo dedicato, che viene chiuso in una busta sigillata e firmata, identificata con un codice e non con l’indirizzo. Ogni prelievo viene registrato. Quando l’allarme scatta, o per un’apertura concordata, l’operatore usa le chiavi per entrare, verificare i locali, reinserire l’impianto e richiudere, poi vi manda un rapporto con foto.
Quanto costa la custodia delle chiavi?
La custodia ha di solito un canone indicativo di 20-40 € al mese per sede, oppure è definita nel canone del pronto intervento: lo vedete nel preventivo. Il collegamento con pronto intervento costa circa 50 € al mese, più circa 30 € per ogni uscita della pattuglia.
Cosa succede se l’operatore trova segni di effrazione?
Non entra da solo. Si mette in sicurezza, la centrale chiama le forze dell’ordine e il titolare, e l’operatore mantiene l’osservazione. Dopo i controlli resta a presidiare il sito fino all’arrivo del titolare o del fabbro, e documenta tutto con foto utili per denuncia e assicurazione.
Cosa devo fare se cambio la serratura?
Avvisate prima la vigilanza e consegnate subito il mazzo nuovo, che va provato e sigillato con un nuovo verbale. Il vecchio mazzo vi viene restituito con firma. Se la serratura cambia senza avviso, la notte dell’allarme l’operatore non riesce ad aprire.
Volete smettere di alzarvi di notte quando suona l’allarme?
Facciamo il sopralluogo, proviamo le chiavi, scriviamo con voi delegati e procedure e vi diamo il conto annuo, custodia compresa. Come lavora la pattuglia è spiegato nella pagina sul pronto intervento della vigilanza privata.
A cura di Giuseppe Nesca · Reparto Commerciale, Vigil Pro Security

