Nessuno cambia fornitore di vigilanza perché ha voglia di farlo. Si cambia quando si accumulano tre o quattro cose: l’operatore in sede è diverso ogni settimana, i report non arrivano o arrivano vuoti, l’intervento notturno ha tardato una volta di troppo, e quando si chiede una modifica risponde un centralino che non sa di cosa si stia parlando.
A quel punto la domanda non è se cambiare, ma come farlo senza restare scoperti nemmeno una notte. È un passaggio delicato perché tocca chiavi, codici, procedure e persone, e perché il momento del cambio è l’unico in cui un sito è davvero vulnerabile: chi esce sa tutto e chi entra non sa ancora nulla. Vediamo come si fa.
Prima: capire se il problema è risolvibile dove siete
Vale la pena distinguere, perché cambiare costa tempo e il cambio in sé introduce un rischio.
Problemi che si rinegoziano. Il prezzo, la fascia oraria sbagliata, il numero di passaggi, l’assenza di un report strutturato. Sono quasi sempre questioni di configurazione: un confronto documentato con due o tre proposte alternative in mano spesso risolve senza cambiare nulla.
Problemi che non si rinegoziano. La rotazione continua del personale, i tempi di intervento che dipendono da dove sono dislocate le pattuglie, l’assenza di un referente raggiungibile. Sono questioni organizzative: chi non ha il personale o la copertura territoriale non li trova firmando un’appendice al contratto.
Chi deve ancora scegliere e parte da zero trova i criteri nella guida su come scegliere un istituto di vigilanza.
Il contratto: cosa guardare, in quest’ordine
- La data di scadenza e il rinnovo tacito. È la voce numero uno: la maggior parte dei rinnovi indesiderati nasce da una data dimenticata, non da una trattativa persa.
- Il termine di preavviso. Nel settore va tipicamente dai 30 ai 90 giorni prima della scadenza. Contate a ritroso e mettete una nota in calendario trenta giorni prima del termine, non il giorno stesso.
- La forma della disdetta. Serve quasi sempre una comunicazione scritta tracciabile. Una mail ordinaria, in caso di contestazione, è una prova debole.
- Le voci accessorie. Apparati in comodato, canoni di collegamento, moduli di trasmissione dell’impianto: capita che l’hardware installato resti di proprietà del fornitore e vada restituito o riscattato.
- Cosa è incluso e cosa è a consumo. Serve per confrontare in modo onesto due proposte: chi mette tutto a canone e chi mette le uscite a consumo non sta offrendo la stessa cosa.
Le voci che un contratto di settore dovrebbe contenere sono elencate nell’articolo su cosa contiene un contratto di vigilanza privata.
Il calendario del passaggio
| Quando | Cosa si fa |
|---|---|
| 90-60 giorni prima | Si recupera il contratto, si verifica la scadenza e si fissano i sopralluoghi con i candidati |
| 60-45 giorni prima | Si confrontano le proposte a parità di configurazione e si sceglie |
| Entro il termine di preavviso | Si invia la disdetta scritta in forma tracciabile |
| 15 giorni prima | Sopralluogo operativo del nuovo fornitore, mappatura dei percorsi, consegna procedure e planimetrie |
| 3-5 giorni prima | Sovrapposizione: il nuovo personale affianca il servizio in corso |
| Giorno del cambio | Verbale di riconsegna chiavi e badge, cambio codici, aggiornamento contatti in centrale |
| Dopo 30 giorni | Prima lettura dei report e correzione della configurazione |
La sovrapposizione: la parte che quasi nessuno fa
È il punto su cui si gioca la riuscita del passaggio. Far cominciare il nuovo servizio due o tre notti prima della chiusura del precedente costa poco e risolve tre problemi in un colpo solo.
Il primo: il nuovo personale vede il sito di notte, con la luce e i rumori reali, non su una planimetria. Il secondo: si scopre subito cosa non torna — un varco che nessuno aveva censito, un sensore escluso, una porta che di notte resta aperta per prassi. Il terzo: non esiste una fascia oraria in cui nessuno dei due è responsabile, che è esattamente la finestra in cui succedono le cose.
Nella nostra esperienza la sovrapposizione fa emergere, in media, due o tre anomalie per sito che nel servizio precedente erano diventate normalità.
Chiavi, codici e accessi: la lista di controllo
- Verbale di riconsegna firmato, con il numero esatto di chiavi e duplicati.
- Badge e tessere disattivati a sistema, non solo ritirati.
- Telecomandi di cancelli, sbarre e portoni: sono l’oggetto che più spesso resta in giro.
- Codici dell’impianto cambiati, compresi quelli di servizio e di installatore.
- Password dei sistemi di videosorveglianza e controllo accessi.
- Contatti in centrale aggiornati: i numeri di reperibilità vecchi vanno tolti, non solo affiancati.
- Report storici richiesti prima della chiusura: dopo diventa molto più difficile ottenerli, e servono per capire dove concentrare la copertura.
Un caso tipo: tre sedi in provincia di Milano
Prendiamo un’azienda con sede direzionale, magazzino e un deposito, con una richiesta secca: «vogliamo cambiare, ma non possiamo restare senza copertura per nemmeno una notte». Il contratto in essere scade a fine mese, con preavviso già inviato.
Nelle settimane prima del passaggio si fanno sopralluoghi notturni in affiancamento. Lo schema che si vede spesso è che emergano cose che nessuno in azienda sapeva: un cancello che resta aperto per prassi fino a tarda sera per comodità dell’ultimo turno; un settore dell’impianto escluso da tempo dopo un intervento di manutenzione; un numero di reperibilità notturna in centrale intestato a una persona che non lavora più in azienda.
Il passaggio tipico prevede qualche notte di sovrapposizione, un verbale di riconsegna delle chiavi (che spesso risultano più di quelle a contratto) e il cambio dei codici lo stesso giorno. Cosa cambia nel funzionamento: nessuna fascia scoperta durante il passaggio, e le anomalie trovate nei sopralluoghi si correggono prima ancora che il nuovo servizio parta ufficialmente.
Un dubbio ricorrente: e se il servizio nuovo è peggiore?
È una preoccupazione legittima e si affronta in un modo solo: definendo prima, per iscritto, cosa deve succedere nei primi novanta giorni. Frequenza e fascia dei passaggi, nome del referente, forma e cadenza dei report, e una revisione fissata a trenta giorni in cui si guardano i dati e si corregge. Se dopo un mese i report non arrivano o arrivano vuoti, lo si sa subito e non fra un anno.
Come confrontare due proposte senza sbagliare
Il confronto ha senso solo a parità di configurazione. Prima di guardare i numeri, mettete sullo stesso piano: numero e fascia dei passaggi, ore effettive di presidio, cosa è a canone e cosa a consumo, tempo indicativo di intervento dichiarato per il vostro indirizzo (non generico), continuità del personale assegnato, tipo di report e con che frequenza arriva, nome e numero del referente.
Solo dopo si guarda il prezzo orario, che parte da 16,00 €/h per il profilo non armato e sta fra 23 e 28 €/h per quello armato, con maggiorazione indicativa del 15-30% su notturno e festivo. Il quadro completo è nella guida a quanto costa un vigilante privato; sui passi operativi dell’avvio c’è l’articolo su come attivare un servizio di vigilanza privata, e la panoramica territoriale è nella pagina sulla vigilanza privata in Lombardia.
Domande frequenti
Quanto preavviso serve per chiudere un contratto di vigilanza?
Dipende da cosa avete firmato. I contratti del settore prevedono tipicamente durate annuali o pluriennali con rinnovo tacito e un preavviso di disdetta che nella pratica va dai 30 ai 90 giorni prima della scadenza, da inviare in forma scritta tracciabile. La prima cosa da fare è recuperare il contratto e segnare in calendario la data limite: la maggior parte dei rinnovi indesiderati nasce da una scadenza dimenticata.
Si resta scoperti durante il passaggio da un fornitore all’altro?
Non deve succedere, e non succede se si programma una sovrapposizione. La pratica corretta è far cominciare il nuovo servizio prima che finisca il precedente, anche solo per due o tre notti, in modo che il nuovo personale veda il sito con chi lo conosce già e che nessuna fascia resti vuota.
Cosa bisogna farsi restituire dal fornitore che esce?
Chiavi e duplicati con verbale di riconsegna, badge e tessere di accesso, telecomandi di cancelli e sbarre, eventuali apparati di collegamento dell’impianto, e i report storici del servizio. Vanno inoltre cambiati i codici di accesso e le password dei sistemi che il fornitore precedente conosceva.
Conviene cambiare o rinegoziare con chi c’è già?
Se il problema è il prezzo, spesso conviene prima mettere sul tavolo un confronto documentato e rinegoziare. Se il problema è la continuità del personale, i tempi di risposta o i report che non arrivano, la rinegoziazione raramente li risolve, perché sono questioni organizzative e non commerciali.
State valutando il cambio e non volete restare scoperti?
Facciamo il sopralluogo, leggiamo la vostra configurazione attuale e programmiamo il passaggio con la sovrapposizione dei turni. Guarda la vigilanza privata in Lombardia o la guida su come scegliere un istituto di vigilanza.
A cura di Giuseppe Nesca · Reparto Commerciale, Vigil Pro Security

