Un negozio che perde merce non ha un problema di sorveglianza: ha un problema di ore. Quasi tutti i punti vendita che ci chiamano hanno già telecamere e antenne, e quasi tutti fanno la stessa domanda sbagliata — «quanto costa un vigilante?» — invece di quella giusta: «in quali tre ore della settimana perdo davvero?».
Le tariffe qui sotto sono quelle di riferimento in Lombardia nel 2026. Ma il numero che decide la spesa non è la tariffa: è quante ore compri e dove le metti.
Le tariffe di riferimento
| Servizio | Impiego tipico | Costo indicativo |
|---|---|---|
| Operatore fiduciario in divisa | presidio sala e ingresso | da 16,00 €/h |
| Operatore armato | gioiellerie, valori | 23-28 €/h |
| Fascia serale (dopo le 20) | maggiorazione | +15-25% |
| Domeniche e festivi | maggiorazione CCNL | +30% |
| Ronda ispettiva a negozio chiuso | 1-2 passaggi/notte | da 25 € a passaggio |
| Intervento su allarme | a chiamata | da 30 € a uscita |
| Presidio saldi o evento | min. 4 ore | da 16,00 €/h |
Quanto si spende per configurazione
Presidio nelle sole fasce di picco — 3 ore al giorno per sei giorni, circa 78 ore al mese: 1.300-1.500 € mensili. È la configurazione più comune nei negozi di quartiere e nelle catene di prossimità.
Presidio esteso — 8 ore al giorno per sei giorni, circa 208 ore al mese: 3.350-3.800 € mensili. Ha senso nei punti vendita grandi, nei flagship e dove il presidio ha anche funzione di accoglienza.
Solo periodi caldi — saldi, Black Friday, dicembre. Un rinforzo di 4 ore al giorno per tre settimane costa 1.200-1.500 € ed è la spesa che la maggior parte dei negozianti considera meglio spesa dell’anno.
Copertura a negozio chiuso — due ronde notturne e allarme collegato: 130-160 € al mese. Non c’entra con il taccheggio, c’entra con la vetrina spaccata alle 3 di notte.
Il conto che va fatto: perdita, non fatturato
Nel retail italiano le differenze inventariali valgono in media l’1,38% del fatturato annuo; nella distribuzione alimentare la percentuale sale quasi al 2%. Un negozio con 900.000 € di fatturato perde quindi, in media, 12.000-18.000 € l’anno tra taccheggio, errori e ammanchi interni.
Un presidio nelle sole fasce di picco costa circa 16.000 € l’anno. Sembra un pareggio, ma non lo è: il presidio non recupera solo la merce, riduce le rotture di stock sui reparti caldi, elimina la componente più visibile del furto e libera il personale di vendita dal ruolo di guardiano — che è la cosa che i commessi odiano di più e fanno peggio.
Dove mettere le ore
Le fasce che ricorrono nella quasi totalità dei punti vendita lombardi sono tre: il tardo pomeriggio feriale, tra le 17 e le 20, quando c’è più gente e meno personale disponibile; il sabato pomeriggio; e la mezz’ora di chiusura, che nei negozi di valore è il momento in assoluto più esposto perché la sequenza è identica ogni sera.
Il modo per trovare le proprie fasce non richiede consulenze: bastano le differenze inventariali per reparto e la memoria del personale sugli episodi. Se il buco è su alcolici e cosmetica il presidio va in sala; se è su capi di taglia grande o accessori il presidio va vicino ai camerini; se sparisce merce in colli interi il problema è al magazzino e nessuna ora in sala vendita lo risolverà.
Il caso concreto
Negozio di abbigliamento in una via commerciale, 220 mq, cinque addetti, antenne all’ingresso e otto telecamere. Perdita annua stimata dall’inventario: circa 21.000 €. Il titolare voleva un presidio per tutto l’orario di apertura, quasi 3.700 € al mese.
Il servizio impostato: operatore dal martedì al sabato nella fascia 16:30-19:30, più le giornate di saldi. Ore: 15 a settimana, circa 1.150 € al mese. In parallelo, due modifiche a costo zero: camerini con conta-capi effettivo e chiusura della porta del magazzino, che restava aperta perché “così si prende aria”. La perdita dell’anno successivo è scesa sotto i 9.000 €, e la voce che ha inciso di più è stata la porta del magazzino.
Il retro del negozio, dove si perde senza accorgersene
La sala vendita è la parte visibile del problema e assorbe quasi tutta l’attenzione. Ma nei punti vendita dove abbiamo letto gli inventari con il titolare, una quota consistente della perdita non passa mai davanti alle antenne: esce dal magazzino, dal ricevimento merce o dall’area rifiuti.
I tre punti ricorrenti sono sempre gli stessi. La porta del magazzino tenuta aperta per il ricambio d’aria o per comodità durante lo scarico: è il varco da cui la merce esce in colli, non a pezzo singolo. Il ricevimento senza controllo incrociato tra bolla e bancale, che genera ammanchi attribuiti al taccheggio ma nati in fase di consegna. E l’area compattatore o cassonetti, dove la merce viene depositata e recuperata più tardi.
Nessuno di questi si risolve con ore di presidio in sala. Si risolvono con procedure — una porta chiusa con maniglione, un controllo bolle firmato, un passaggio dell’operatore sull’area rifiuti a fine giornata — e costano zero o quasi. Un servizio che non guarda anche il retro sta coprendo metà del problema al prezzo pieno.
Cosa può e cosa non può fare l’operatore
Punto da chiarire prima della firma, perché le aspettative sbagliate rovinano i servizi buoni. L’operatore non perquisisce nessuno, non apre borse, non trattiene le persone se non nei casi di flagranza previsti per qualunque cittadino, avvisando immediatamente le forze dell’ordine.
Quello che fa, e che vale il costo: essere visibile nei reparti giusti, leggere i comportamenti prima che il tentativo parta, presidiare le casse self-service, controllare le uscite di servizio e gestire il cliente difficile al posto della commessa. La deterrenza è il prodotto, non il recupero.
C’è poi una parte del servizio che nessuno mette a preventivo e che i titolari citano sempre quando gli chiediamo perché lo rinnovano: il personale di vendita smette di stare in allerta. Una commessa che passa la giornata a tenere d’occhio l’ingresso vende meno e si stanca prima, e nei negozi piccoli è anche l’unica persona che si trova sola davanti a una situazione spiacevole. Spostare quel carico su chi è formato per gestirlo cambia il clima del punto vendita più di quanto cambi il dato di inventario.
Come si parte
Sopralluogo gratuito, in genere entro 24 ore, con lettura dei dati di inventario se ci sono. Da lì escono le fasce e il numero di ore, che è l’unica voce che sposta il costo. Attivazione tipica in 24-72 ore.
Per le configurazioni retail complete vedi vigilanza per negozi e centri commerciali e la pagina sull’antitaccheggio per negozi e GDO. Per il dettaglio delle tariffe orarie la guida ai costi di un vigilante privato, per le ore a negozio chiuso ronde ispettive. Se il punto vendita è in città il riferimento è vigilanza privata a Milano.
Parliamo del tuo caso
Vuoi sapere in quali fasce conviene presidiare il tuo punto vendita? Il sopralluogo è gratuito e si fissa in genere entro 24 ore. Scrivici dalla pagina vigilanza per negozi oppure chiama ☎ 02 8219 7131.
Domande frequenti
Quanto costa un vigilante per un negozio?
La tariffa parte da 16,00 €/h per un operatore fiduciario in divisa. Un presidio di 3 ore al giorno su sei giorni, circa 78 ore al mese, costa 1.300-1.500 € mensili; un presidio esteso di 8 ore al giorno arriva a 3.350-3.800 €. Le fasce serali hanno una maggiorazione del 15-25%, i festivi del 30%.
Conviene il presidio tutto il giorno o solo in alcune fasce?
Quasi sempre solo in alcune fasce. I tentativi si concentrano nel tardo pomeriggio feriale, nel sabato pomeriggio e nella mezz’ora di chiusura. Un servizio ben dimensionato in un negozio di quartiere sta tra le 15 e le 25 ore settimanali: le fasce si individuano leggendo le differenze inventariali per reparto.
Quanto si recupera con un servizio di vigilanza in negozio?
Nel retail italiano le differenze inventariali valgono in media l’1,38% del fatturato, quasi il 2% nella distribuzione alimentare. Un negozio da 900.000 € di fatturato perde in media 12.000-18.000 € l’anno. Un presidio nelle fasce di picco costa circa 16.000 € annui e riduce sensibilmente la componente esterna, oltre a togliere ai commessi un ruolo che non è il loro.
Serve un operatore armato in un negozio?
Solo dove c’è merce ad alto valore unitario prelevabile in pochi secondi, come gioielli e orologi, o nelle fasi di trasferimento valori. Nell’abbigliamento e nella prossimità alimentare il rischio dominante è il taccheggio, e un operatore fiduciario in divisa ottiene lo stesso risultato a una tariffa che è circa la metà.
A cura di Giuseppe Nesca · Reparto Commerciale, Vigil Pro Security

